Il mio lavoro consiste nel realizzare software che mi vengono ordinati dai clienti: loro mi forniscono le specifiche di cosa vogliono ed io lo programmo. Vorrei sapere se i clienti possono essere definiti coautori e vantare dei diritti. In caso positivo come posso fare per evitarlo?

In casi del genere, il titolare dei diritti economici di sfruttamento del programma realizzato è il cliente che ha commissionato l’opera e che ha pagato il programmatore per questo. Se il cliente si limita a descrivere che cosa vuole, ma non partecipa alla programmazione, non ritengo che si possa considerare un coautore, a meno che l’intervento non sia andato ben oltre una prima descrizione orale sul da farsi, per cui il programmatore continua ad essere l’unico autore e l’unico a godere dei “diritti morali” consistenti di fatto nella possibilità di essere riconosciuto autore del programma stesso. A meno che non ci siano pattuizioni contrarie, il programmatore avrà il diritto di detenere il codice sorgente ed utilizzare parte del lavoro per realizzare altri programmi per altri clienti, sebbene questa cosa non sia molto gradita al committente. Nel caso in cui si intenda realizzare un software per poterlo sfruttare commercialmente, la cosa migliore da fare è stipulare un contratto con il cliente, nel quale si chiarisce espressamente quello a cui costui avrà diritto e quello a cui non avrà diritto, prevedendo espressamente una liberatoria su qualsiasi utilizzo del software successivo. E’ chiaro che non sempre sarà possibile e talvolta il cliente pretenderà di avere il codice sorgente per poter utilizzare il software in modo esclusivo. In casi del genere l’unica arma a disposizione del programmatore è la contrattazione e comunque sarà il prezzo a fare la differenza.

Categoria: Tutela del software Ultimo aggiornamento: 2012/08/21