Software

La legge prevede espressamente che il software sia tutelato in base alla legge sul diritto d’autore a seguito della modifica introdotta con il Decreto Legislativo 29 Dicembre 1992 n. 518.

Software, programma e algoritmo

Prima di affrontare il nodo della protezione del software occorre premettere una breve introduzione sull’oggetto che vogliamo tutelare in quanto si tratta di un fenomeno piuttosto complesso.

Il software è costituito da un insieme di informazioni memorizzate su un supporto informatico (detto hardware) ed utilizzate da un sistema informatico per eseguire determinate operazioni.

Il software è quindi qualcosa di più articolato e strutturato rispetto al programma ma spesso viene usato come suo sinonimo ed anche noi riferendoci al software ci riferiremo spesso al programma inteso come una serie di istruzioni che vengono fornite alla macchina perché esegua una funzione o risolva un determinato problema.

Il programma è un oggetto del software ed è ciò che viene eseguito quando si accende un supporto informatico, ad esempio un computer. Altri oggetti del software possono essere i dati, le librerie che sono una sorta di “accessori” del programma ma che, a differenza di quello, non vengono eseguite. Il programma consiste quindi in una serie di istruzioni che sono a loro volta la scrittura in un linguaggio di programmazione scelto di un algoritmo.

L’algoritmo è invece un procedimento che risolve un problema attraverso una serie finita di passi ognuno dei quali è elementare nel senso che non può essere scomposto in altri passi. Un algoritmo può evidentemente essere tradotto in molti modi diversi e quindi dare origine a programmi diversi che risolvono tutti lo stesso problema con lo stesso metodo.

Perché il diritto d’autore sul software

Il termine software inteso come istruzioni impartite ad un computer viene usato per la prima volta nel 1958 dallo statistico americano John Wilder Turkey. In quegli anni al software non si dava molto importanza essendo ben più rilevante l’hardware, ovvero il computer, che eseguiva le operazioni e su cui si investiva maggiormente. Le istruzioni impartite al computer variavano da macchina a macchina ed il programma era realizzato “ad hoc” per cui non aveva acquistato un valore commerciale proprio.

È dagli anni Settanta in poi che il software ha accresciuto la sua importanza diventando un motore importante nell’aumento della velocità di elaborazione al punto da rappresentare una minaccia all’aumento di velocità consentito dall’hardware (seconda legge di Moore). Come ha avuto modo di dire Stewart Brand “gli utenti del software hanno sempre consumato le maggiori capacità di elaborazione ad una velocità uguale o superiore a quella con cui i produttori di chip le mettevano a disposizione”.

Quando il software cominciò ad acquisire una sua importanza ci si interrogò su quale fosse la sua natura e quindi in quale modo potesse essere protetto. Emerse subito un dibattito tra chi sosteneva che il software avesse una natura tecnica e quindi potesse essere protetto come un’invenzione e chi invece non era d’accordo con tale definizione e paragonava il software ad un linguaggio e quindi ad una scrittura.

Fu questa seconda soluzione ad avere la meglio, più per ragioni politiche che sostanziali, temendo che la protezione offerta dal brevetto fosse troppo forte e potesse quindi ostacolare la competizione. Così con il Computer software Amendment Act del 1980 fu emendato il Copyright Act degli Stati Uniti ed incluso il software come opera protetta.

A questo orientamento aderirono poi alcuni stati europei come la Gran Bretagna e la Francia fino ad arrivare alla Direttiva Europea 91/250/CEE che ha introdotto a livello comunitario il software tra i beni tutelabili dal diritto d’autore.

La protezione offerta dalla legge sul diritto d’autore ritenuta più che sufficiente da una parte degli sviluppatori viene considerata troppo debole da parte delle imprese che ritengono più tutelante il brevetto sul software.

Sul tema c’è un forte dibattito ancora aperto ed una situazione piuttosto disomogenea con differenze sostanziali nei diversi paesi del mondo.

Cosa tutela

La legge prevede espressamente che il software sia tutelato in base alla legge sul diritto d’autore a seguito della modifica introdotta con il Decreto Legislativo 29 Dicembre 1992 n. 518 che è attuazione della Direttiva Europea 91/250/CEE.

La legge sul diritto di autore protegge i programmi considerandoli al pari di testi letterari. Viene quindi tutelato il codice sorgente nel linguaggio in cui è scritto e nello stesso modo è tutelato anche il codice oggetto, ovvero la traduzione del linguaggio del programma in bit o linguaggio macchina. La tutela viene estesa ai lavori preparatori che comprendono le carte di flusso che rappresentano le idee ed i principi che stanno alla loro base senza tuttavia tutelare le idee “in sé”.

E’ solo la forma espressiva che trova protezione. Lo stesso dicasi per l’interfaccia che viene considerata nel suo insieme dal punto di vista dell’utilità e della tecnica informatica. Se nell’interfaccia sono inserite immagini in movimento o altre creazioni esse dovranno essere protette autonomamente in base alle norme generali della legge sul diritto d’autore.

L’art. 2 L.A. include i programmi nell’elenco delle opere protette e prevede che sono tutelati:

«8) i programmi per elaboratore, in qualsiasi forma espressi purché originali quale risultato di creazione intellettuale dell’autore. Restano esclusi dalla tutela accordata dalla presente legge le idee e i principi che stanno alla base di qualsiasi elemento di un programma, compresi quelli alla base delle sue interfacce. Il termine programma comprende anche il materiale preparatorio per la progettazione del programma stesso;»

I programmi per elaboratore sono disciplinati dagli articoli 64-bis, 64-ter, 64-quater della Legge sul Diritto d’Autore (Legge 22.04.1941 n. 633) e successive modifiche.

In particolare il primo articolo si occupa dei diritti conferiti al titolare del software e mentre gli altri due di quelle che sono le facoltà che non possono essere limitate o impedite ai terzi.

L’art. 64-bis L.A. prevede che:

«1. Fatte salve le disposizioni dei successivi articoli 64-ter e 64-quater, i diritti esclusivi conferiti dalla presente legge sui programmi per elaboratore comprendono il diritto di effettuare o autorizzare: a) la riproduzione, permanente o temporanea, totale o parziale, del programma per elaboratore con qualsiasi mezzo o in qualsiasi forma. Nella misura in cui operazioni quali il caricamento, la visualizzazione, l’esecuzione, la trasmissione o la memorizzazione del programma per elaboratore richiedano una riproduzione, anche tali operazioni sono soggette all’autorizzazione del titolare dei diritti; b) la traduzione, l’adattamento, la trasformazione e ogni altra modificazione del programma per elaboratore, nonché la riproduzione dell’opera che ne risulti, senza pregiudizio dei diritti di chi modifica il programma; c) qualsiasi forma di distribuzione al pubblico, compresa la locazione, del programma per elaboratore originale o di copie dello stesso. La prima vendita di una copia del programma nella Comunità Economica Europea da parte del titolare dei diritti, o con il suo consenso, esaurisce il diritto di distribuzione di detta copia all’interno della Comunità, ad eccezione del diritto di controllare l’ulteriore locazione del programma o di una copia dello stesso.»

Il titolare dei diritti sul software

La regola generale è che titolare del diritto d’autore, e quindi anche del diritto d’autore sul software, è colui che lo ha creato. Autore può essere solo la persona fisica, o il gruppo di persone, che hanno materialmente creato il programma e mai una società o un’impresa che può comunque acquistarne i diritti.

Si distinguono i diritti morali dai diritti economici. Il diritto morale consiste nel diritto di essere riconosciuto autore di un programma e si tratta di un diritto che non può essere ceduto o trasferito. I diritti economici consistono invece nella facoltà di potere utilizzare in esclusiva un software e possono essere ceduti dietro compenso o gratuitamente.

Ci sono alcuni casi in cui l’autore del programma non diventa però titolare del programma a causa del tipo di rapporto che ha dato origine al programma stesso.

Ciò si verifica in particolare per il software realizzato da un lavoratore dipendente che diventa di proprietà del datore di lavoro (art. 12-bis LA) salvo patto contrario. Si verifica altresì in caso di software realizzato per conto di una Pubblica Amministrazione che, in via del tutto eccezionale, acquista anche i diritti morali d’autore (art. 11 LA).

Nel caso invece in cui il software sia stato realizzato su commissione la legge non disciplina espressamente chi sia il titolare dei diritti economici sul programma che verrà realizzato per cui è buona regola disciplinare questo aspetto nel contratto di sviluppo software.

Le libere utilizzazioni

La legge prevede espressamente che alcuni diritti non possono essere trasferiti o che debba essere concessa una licenza legale al fine di non ostacolare lo sviluppo di altre applicazioni.

In particolare l’art. 64-ter L.A. prevede che:

«1. Salvo patto contrario, non sono soggette all’autorizzazione del titolare dei diritti le attività indicate nell’art. 64-bis, lettere a) e b), allorché tali attività sono necessarie per l’uso del programma per elaboratore conformemente alla sua destinazione da parte del legittimo acquirente, inclusa la correzione degli errori. 2. Non può essere impedito per contratto, a chi ha il diritto di usare una copia del programma per elaboratore di effettuare una copia di riserva del programma, qualora tale copia sia necessaria per l’uso. 3. Chi ha il diritto di usare una copia del programma per elaboratore può, senza l’autorizzazione del titolare dei diritti, osservare, studiare o sottoporre a prova il funzionamento del programma, allo scopo di determinare le idee ed i princìpi su cui è basato ogni elemento del programma stesso, qualora egli compia tali atti durante operazioni di caricamento, visualizzazione, esecuzione, trasmissione o memorizzazione del programma che egli ha il diritto di eseguire. Le clausole contrattuali pattuite in violazione del presente comma e del comma 2 sono nulle.»

L’art. 64-quater L.A. prevede invece che:

«1. L’autorizzazione del titolare dei diritti non è richiesta qualora la riproduzione del codice del programma di elaboratore e la traduzione della sua forma ai sensi dell’art. 64-bis, lettere a) e b), compiute al fine di modificare la forma del codice, siano indispensabili per ottenere le informazioni necessarie per conseguire l’interoperabilità, con altri programmi, di un programma per elaboratore creato autonomamente purché siano soddisfatte le seguenti condizioni: a) le predette attività siano eseguite dal licenziatario o da altri che abbia il diritto di usare una copia del programma oppure, per loro conto, da chi è autorizzato a tal fine; b) le informazioni necessarie per conseguire l’interoperabilità non siano già facilmente e rapidamente accessibili ai soggetti indicati alla lettera a); c) le predette attività siano limitate alle parti del programma originale necessarie per conseguire l’interoperabilità. 2. Le disposizioni di cui al comma 1 non consentono che le informazioni ottenute in virtù della loro applicazione: a) siano utilizzate a fini diversi dal conseguimento dell’interoperabilità del programma creato autonomamente; b) siano comunicate a terzi, fatta salva la necessità di consentire l’interoperabilità del programma creato autonomamente; c) siano utilizzate per lo sviluppo, la produzione o la commercializzazione di un programma per elaboratore sostanzialmente simile nella sua forma espressiva, o per ogni altra attività che violi il diritto di autore. 3. Le clausole contrattuali pattuite in violazione dei commi 1 e 2 sono nulle. 4. Conformemente alla convenzione di Berna sulla tutela delle opere letterarie ed artistiche ratificata e resa esecutiva con legge 20 giugno 1978, n. 399, le disposizioni del presente articolo non possono essere interpretate in modo da consentire che la loro applicazione arrechi indebitamente pregiudizio agli interessi legittimi del titolare dei diritti o sia in conflitto con il normale sfruttamento del programma.»

Quanto dura la protezione

Il diritto d’autore sul programma, al pari delle altre opere protette dalla legge sul diritto d’autore, dura per tutta la vita dell’autore e per 70 anni dopo la sua morte. In caso di cessione dei diritti economici la durata si calcolerà sempre tenendo conto della vita dell’autore indipendentemente da chi sia l’acquirente.

In quali stati è protetto

Il software è protetto in base alla legge nazionale dello stato in cui viene prodotto o distribuito. La normativa europea è armonizzata ma possono esserci differenze applicative che devono essere valutate caso per caso. Maggiormente dicasi per gli stati extraeuropei: anche se il riconoscimento della tutela del software è riconosciuto in moltissimi stati è comunque opportuno esaminare in concreto volta per volta la normativa locale.